Pubblicato da: giubot su: Novembre 26, 2007
Dopo qualche mese di riflessione (e di pedalate quotidiane, non ho ancora smesso da gennaio se non per le ferie estive) rieccomi su questo blog a raccontare la mia esperienza di pendolare in cravatta e bicicletta.
E’ arrivato l’autunno con le prime piogge e il buio serale dovuto all’ora legale.
Queste due evenienze ambientali mi hanno portato a rivedere e migliorare la mia attrezzatura, che condivido coi quattro lettori di questo blog.
Per la pioggia ho definitivamente abbandonato la mantella (che lascia esposte gambe e braccia e quindi non mi permette di arrivare asciutto in ufficio) e sono passato ad un completo giacca – pantaloni impermeabile, una specie di k-way pesante ma non troppo (faccio solo 2 km per volta, ma credo possa reggere un po’ di km in più), comprato a Decathlon per 30 Euro in tutto (15 i pantaloni e 15 la giacca con cappuccio). Una volta piegati e appiattiti, stanno comodamente nel mio zaino; per evitare di bagnare l’interno dello zaino quando li tolgo, li infilo in un sacchetto di plastica pesante. La giacca è abbastanza ampia da starci comodo dentro con giacca e giubbotto. I pantaloni abbastanza larghi da poterci infilare la parte bassa del giubbotto in modo che non i bagni. I pantaloni hanno le lampo alla caviglia, cosa che facilita lo sfilamento mantenendo asciutto il bordo dei pantaloni del vestito . Completa il tutto un cappellino a visiera, per non bagnare gli occhiali.
Così bardato, uno si sente abbastanza protetto da buttarsi sotto la pioggia di primo mattino. E’ una questione psicologica, non fisica: sai che non ti bagnerai ma devi rinunciare all’idea di avere un tetto sopra le testa.
Per i buio, ho imparato che nei percorsi urbani il problema non è vedere ma farsi vedere. Dall’estate ho già rischiato tre volte che mi prendessero dentro e tutte e tre le volte mi ha evitato lo scontro la seguente banale considerazione: l’automobilista non ti vede e se ti vede ti ignora. Quindi l’importante è rendersi visibili, il che mi ha portato alla seguente attrezzatura:
luce lampeggiante a diodi, bianca davanti e rossa dietro; lo so che la dinamo è più ecologica ma qui ne va della sopravvivenza ! per ridurre l’impatto ecologico ho scelto luci che funzionano anche con pile ricaricabili. Per le due luci ho speso circa 15 Euro (10 Euro quella davanti, 5 Euro quella dietro). Il lampeggio non illumina un granché la strada ma ti rende molto più visibile.
giubbotto catarifrangente, per intenderci quello arancio o giallo che è obbligatorio avere in auto; quando non lo uso occupa pochissimo spazio ed è abbastanza largo da potersi indossare sopra qualunque altra cosa.Quando le auto mi illuminano dovrei attirare abbastanza l’attenzione o almeno spero …
Pubblicato da: giubot su: Maggio 25, 2007
Riceviamo da SegrateCiclabile e volentieri pubblichiamo questo invito ad aderire alla
Proposta di legge per il riconoscimento dell’infortunio in itinere
Nell’ambito delle politiche a favore della mobilità sostenibile e, in particolare, dell’incentivazione dell’uso della bicicletta, all’art. 12 del decreto legislativo n. 38 del 23/2/2000, dopo la frase “L’assicurazione opera anche nel caso di utilizzo del mezzo di trasporto privato, purché necessitato” è aggiunto quanto segue : “L’uso della bicicletta è comunque coperto da assicurazione, anche nel caso di percorsi brevi o di possibile utilizzo del mezzo pubblico.”
La petizione è proposta da FIAB (Federazione Italiana Amici della Bicicletta). Per leggere ed aderire clicca qui.
Pubblicato da: giubot su: Maggio 8, 2007
Tra gli obiettivi che mi ero dato aprendo Bicittà c’era (e c’è) quello di costruire con la collaborazione di tutti gli interessati un CicloAtlante, cioè uno stradario dei percorsi ciclabili della zona della Martesana. Ho provato diversi servizi basati su mappe interattive, finché ho trovato che nel frattempo era nato un sito dedicato proprio a questo scopo e quindi ho deciso di chiudere il mio esperimento e di passare i dati su questo servizio, che sta lentamente decollando e che ha valenza nazionale.
Se vuoi partecipare a costruire il CicloAtlante vai allora su Critical Map !
Pubblicato da: giubot su: Febbraio 15, 2007
Grazie al servizio CommunityWalk è possibile costruire insieme una mappa dei percorsi ciclabili che facciamo ogni giorno per andare al lavoro, commentando i passaggi consigliati o pericolosi. L’idea è quella di disegnare un CicloAtlante con la collaborazione di tutti i pendolari della bici e degli altri ciclisti. Anche tu puoi dare una mano:
Pubblicato da: giubot su: Febbraio 14, 2007
Sembra un dettaglio ma … il sacchetto salvasella è un accessorio che considero essenziale e che mi ha già salvato i … pantaloni un paio di volte. Coprire la sella della nostra bici con un sacchetto di plastica (sì, proprio uno dei quelli della spesa) è una piccola accortezza che evita un fastidioso umido quando dovremo sederci su quella sera dopo una giornata piovosa.
Io lo metto sempre, anche quando c’è il sole perché il tempo è variabile, ci vuole un attimo a montarlo e smontarlo, una volta smontato e piegato ci sta tranquillamente nella V del telaio della bici (e chi vuoi che te lo rubi un sacchetto di plastica?)
Pubblicato da: giubot su: Febbraio 10, 2007

Ringrazio Claudio di Bicidiario per aver scovato e pubblicato questo Manuale del Ciclista Urbano, strapieno di ragionamenti, motivazioni, consigli pratici e rimandi utili per i pendolari in bici, cui è dedicato il nostro sito.
Pubblicato da: giubot su: Febbraio 1, 2007
Quanta CO2 in meno emetto in atmsofera se vado in bicicletta al lavoro invece che in auto ? Ho trovato una stima di questo beneficio in un documento di Legambiente “5 azioni per cambiare clima“:
“Uscire di casa, prendere l’automobile per andare a lavoro, a scuola o a fare la spesa è un’altra azione che produce molta anidride carbonica. Percorrendo dieci chilometri in città in un automobile di media cilindrata si producono oltre 3 kg di anidride carbonica, che si riducono di oltre il 90% prendendo l’autobus e del 100% andando a piedi o in bici. “.
Io percorro circa 4 chilometri al giorno in bici per andare a prendere il metrò, siccome non uso l’auto evito più di 1 chilo di CO2 al giorno che visivamente è una bolla di gas serra di 1 metro di diametro.
In un anno evito circa 250 Kg di CO2, che è come aver sostituito 5 lavatrici di classe C con altrettante di classe A. E la bolla di gas serra evitato sarà di 6 metri di diametro.
Se vuoi sapere quant’è grande la tua bolla di CO2 che eviti andando in bici (o che stai producendo continuando ad usare l’auto) usa questa semplice formula:
diametro bolla = radice cubica (chilometri / 3)
Pubblicato da: giubot su: Gennaio 31, 2007
Su YouTube ho trovato un “Manuale del saper vivere in bicicletta”, documentario in due parti su ciclisti in città, tutti tosti e convinti. Da vedere ed ascoltare ! Prima parte. Seconda parte.
Pubblicato da: giubot su: Gennaio 31, 2007
L’ho visto addosso a chi la bici la usa sul serio per andare a lavorare, cioè su un paio di stranieri di primo mattino … e l’ho adottato subito anch’io: il giubbino riflettente, uno di quelli che come ogni bravo automobilista deve indossare quando scende dalla macchina. Si compra per pochi euro, scesi dalla bici ci sta tranquillamente nello zainetto o nella ventiquattrore. E ti rende visibile agli automobilisti qualunque sia l’illuminazione stradale, ben più delle lucette dalla tua bici. Indispensabile !
Pubblicato da: giubot su: Gennaio 31, 2007
Anche se non direttamente riconducibile agli obiettivi di Bicittà (bici come mezzo di trasporto urbano e quotidiano) , è interessante segnalare il movimento Critical Mass che, in modo volutamente provocatorio e quindi politico, porta le biciclette a riappropiarsi degli spazi urbani, organizzando appuntamenti di masse di ciclisti (da qui il nome) che si ritrovano in una piazza di una città e di fatto la occupano con la loro presenza e la loro “lentezza” rispetto al traffico automobilistico. Ecco un video per vedere l’effetto che fa:
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